L’Away from home prova il rilancio dopo la bufera Covid

Nel 2020 il fatturato si ferma sotto i 54 miliardi, 30 meno dell'anno precedente. Lo studio di TradeLab analizza le disparità mensili. E ipotizza una ripresa rapida. Trainata dalla fame sociale degli italiani

Un anno terribile lasciato alle spalle e uno in arrivo destinato, nelle intenzioni, a tracciare il segno della ripresa. Per l’Away from home il passaggio dal 2020 al 2021 necessita di un doveroso cambio di passo, al termine di 12 mesi che si apprestano a concludersi col magro bottino di un fatturato di poco inferiore ai 54 miliardi di euro. Un drastico calo del valore di mercato, diminuito del 37% rispetto al termine del 2019, per una perdita complessiva superiore ai 30 miliardi se confrontata alla chiusura dello scorso anno, ferma a 85,3.

COLPITA LA PARZIALE POSITIVITÀ DALL’AWAY FROM HOME

Il tutto malgrado l’intera filiera del fuori casa sia stata investita dalla pandemia in un momento relativamente positivo per il comparto, se non altro rispetto al quadro generale della situazione economica italiana, ancora contrassegnata da una forte situazione di fragilità e da una crescita sempre troppo lenta, che, nelle previsioni, porterà il Paese a concludere il 2020 con una riduzione del Pil attesa tra il -9% e il -10%.

Attraverso l’analisi del periodo compreso tra luglio e novembre, il TradeLab consumer tracking ha ricostruito quali sono stati i consumi nell’Away from home degli italiani alle prese con l’emergenza Covid-19. Un monitoraggio condotto attraverso un campione di 30 mila interviste, destinate a diventare 70 mila entro fine dicembre, che aiuta a comprendere come la convivenza col virus modificherà i comportamenti di acquisto anche nel 2021.

FORTI DISPARITÀ DA UN MESE ALL’ALTRO

Da luglio a novembre sono stati 29 i miliardi spesi dagli italiani nel fuori casa (il 76% della somma immessa sul mercato nel 2019), con un numero di visite che ha toccato i 4,3 miliardi. A colpire sono soprattutto le forti disparità per mese che il modello elaborato da TradeLab ha permesso di evidenziare. Se infatti una parziale ripresa dei consumi, trainata da una fame sociale sempre crescente degli italiani usciti dal lockdown, si è manifestata già a luglio per concretizzarsi in un autentico boom ad agosto (trainato soprattutto dal Sud), settembre e ottobre sono stati i mesi di una “nuova normalità”, preludio allo stop di novembre, fortunatamente piuttosto contenuto, data la diversa ripartizione delle aree geografiche per quel che concerne le restrizioni.

A NOVEMBRE GIÙ I FATTURATI DI BAR E RISTORANTI

Particolarmente significativo, nel dettaglio, il passaggio da ottobre a novembre che, con la chiusura degli esercizi alle 18, ha inferto un duro colpo alle occasioni sociali serali, portando così a una diminuzione dei fatturati di bar e ristoranti, rispettivamente, del 61% e del 63%. Di segno opposto, come facilmente prevedibile, la crescita del food delivery, che in un sol mese ha visto un balzo del 26%. D’altra parte, proprio il delivery ha raggiunto nel periodo preso in considerazione dallo studio il 19% dei consumi out of home.

ATTESA UNA ROBUSTA CRESCITA DEL ENTRO FINE 2021

Le previsioni per il 2021, secondo TradeLab, sono a due facce, con una prima parte dell’anno contrassegnata dalla gestione dell’emergenza sanitaria e dall’incertezza della dimensione dell’impatto economico-sociale. Aspetti destinati a lasciare spazio a una progressiva ripresa della fiducia e a una voglia di riscatto dei consumatori, animate in gran parte da quella fame sociale che si rivelerà ancora una volta motore trainante dei comportamenti d’acquisto. Anche per questo ci si può realisticamente attendere un fatturato al termine del 2021 compreso in una forbice che spazia dai 65,4 ai 74 miliardi. Un recupero, seppur parziale, alimentato da una domanda di food and beverage fuori casa che non perde l’occasioni per confermarsi una volta di più particolarmente resiliente.

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