L’anno nero della ristorazione: contrazione a doppia cifra nel 2020

Il Foodservice Market Monitor di Deloitte e Alma segna l'enorme divario col 2019. Si salva solo il food-delivery. La ricetta per ripartire: priorità all'innovazione e agli investimenti strategici
L’anno nero della ristorazione: contrazione a doppia cifra nel 2020

Una contrazione a doppia cifra, destinata a far dimenticare i benefici effetti registrati nel 2019. Le previsioni per il 2020 della ristorazione, italiana e mondiale, lasciano intravedere un profondo rosso, dal quale è tuttavia necessario rintracciare opportunità e spiragli per un rilancio del mercato. È questo il senso dell’analisi effettuata da Deloitte in collaborazione con ALMA, La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, presentata all’interno di Identità Golose 2020, uno tra i congressi enogastronomici più prestigiosi nel ranking globale.

IN ITALIA PREVISIONE TRA -23% E -27%

A livello internazionale, secondo Deloitte, ci si attende che il settore, pesantemente colpito dall’emergenza Covid-19, possa concludere il 2020 segnando una perdita compresa tra il -22.9% e il -27.5%. Due valori determinati da un duplice scenario che prende in considerazione, nel primo caso, soltanto l’applicazione di misure di distanziamento sociale e, nel secondo, ulteriori restrizioni all’operatività del settore. Utilizzando lo stesso paradigma, in Italia la contrazione stimata potrebbe variare dal -23.2% (primo scenario) al -27.9% (secondo scenario). Entrambi i casi tengono in considerazione un periodo di lockdown nel primo semestre e i cambiamenti delle abitudini di consumo riscontrati in questo periodo, come la diminuzione dell’out-of-home e la diffusione capillare dello smart working.

FOODSERVICE E FOOD & BEVERAGE LE AREE CHIAVE DA CUI RIPARTIRE

In un contesto così complesso, lo studio di Alma e Deloitte giudica indispensabile dare priorità all’innovazione e agli investimenti strategici in aree chiave, come il Foodservice e il Food & Beverage, strumenti in grado di stimolare la ripresa economica dell’intero comparto. Una ripresa che, di pari passo all’evoluzione dell’emergenza sanitaria, potrebbe arrivare a partire dal 2022, nel caso non venissero imposte particolari limitazioni per gli operatori del settore. Se, invece, dovessero essere adottate misure di contenimento più vincolanti, la ripresa potrebbe avvenire soltanto nell’arco del 2023.

CUCINA ITALIANA ANCORA POCO DELIVERY-FRIENDLY

L’unico segmento a uscire rafforzato dalla crisi sarà con ogni probabilità il food delivery, che si è ormai assestato tra le abitudini consolidate dei cittadini, registrando un +31% . Questa modalità di consumo, molto apprezzata dai più giovani (58%), conserva però alcune sfide per la cucina italiana, considerata dagli esperti del settore poco delivery-friendly.

IL SEGNO POSITIVO DEL 2019

Di segno decisamente opposto, i numeri fatti registrare in un anno complessivamente positivo per il comparto come il 2019, in cui l’Europa si è confermata un mercato stabile dominato per il 41% dal formato del Full service restaurant (ristorante con servizio al tavolo, di qualità), che insieme al Quick service restaurant (fast food, delivery) ha trainato la crescita del comparto. Il mercato del Full service restaurant si concentra nelle mani dei primi 10 Paesi per dimensione, che da soli rappresentano l’81%. Sul podio Cina (37%), Stati Uniti (28%) e Giappone (7%), mentre l’Italia (3%) si afferma come primo tra i Paesi dell’area Europa.

© Riproduzione riservata