Farina, con il fuoricasa in lockdown il settore è in difficoltà

Le performance 'inaspettate' nella Gdo non bastano a fare da contrappeso alle ingenti perdite del mondo Horeca. Lo dice Giorgio Augugiaro di Italmpopa

Il comparto molitorio italiano è in crisi. Se da un lato è vero che in questi giorni di quarantena forzata molti italiani hanno ‘riscoperto’ la farina come ingrediente cardine di svariati manicaretti, dall’altro il lockdown indistinto del mondo del fuori casa pesa come un macigno sullo stato attuale dell’intero comparto e sulle prospettive future. Non bastano l’impennata di vendite registrata in Gdo, contrariamente a una diffusa convinzione, il settore sta registrando, dall’inizio dell’emergenza Covid-19, una contrazione particolarmente significativa, e comunque senza precedenti, dei volumi di vendita di farina di frumento tenero. Lo afferma Italmopa – Associazione Industriali Mugnai d’Italia, l’Associazione di categoria aderente a Federalimentare e a Confindustria, che rappresenta, in via esclusiva, l’Industria molitoria italiana a frumento tenero e a frumento duro.

CROLLANO LE RICHIESTE DAL MONDO HORECA

“Le ricorrenti notizie relative al forte aumento delle vendite di farine allo scaffale per utilizzo domestico sono effettivamente corrette e tale aumento poteva risultare anche maggiore laddove non si fossero riscontrate perduranti difficoltà nell’approvvigionamento degli imballaggi – sottolinea Giorgio Agugiaro, Presidente della Sezione Molini a frumento tenero Italmopa –È tuttavia importante precisare che esse rappresentano, mediamente, meno del 5% dei volumi totali di farina, complessivamente pari a 4 milioni di tonnellate annue, prodotti dall’Industria molitoria . A fronte di un incremento nelle vendite delle confezioni da 1 kg destinate ai consumatori che hanno riscoperto, seppur forzatamente, il piacere del pane o della pizza fatti in casa, constatiamo, da un lato, un crollo della richiesta proveniente dal canale Horeca (ristoranti, pizzerie, bar, alberghi…) e dalla pasticceria e, dall’altro, una riduzione, seppur contenuta, della domanda da parte della panificazione, così come in altri Paesi comunitari, e di alcuni comparti dell’Industria dolciaria con particolare riferimento, in questo ultimo caso, ai prodotti da ricorrenza. Parimenti registriamo un preoccupante tracollo dell’export dopo un trend positivo ormai ultradecennale riconducibile alla insuperabile qualità e versatilità delle farine italiane”.

SÌ ALLA FASE 2, MA QUANDO? E COME?

Complessivamente – conclude Agugiaro – la riduzione delle vendite dall’inizio del mese di marzo si attesta in misura prossima al 25 percento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e un recupero nei prossimi mesi appare altamente improbabile tenuto conto, in particolare, che il canale Horeca sconterà, anche dopo la fine del periodo di emergenza, una contrazione riconducibile alle necessarie misure di cautela che dovranno essere adottate dagli esercizi commerciali e al forte ridimensionamento dei flussi turistici. A questo riguardo, infine, ritengo assolutamente indispensabile che sia garantita, da parte delle nostre competenti Amministrazioni, la massima chiarezza sui tempi e sulle modalità di avvio della fase 2 dell’emergenza, in assenza della quale sarebbero ulteriormente penalizzati comparti, quali quelli della ristorazione e del turismo, già attualmente sull’orlo dell’asfissia”.

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