I ristoratori di Ubri: “La crisi è strutturale”

L'associazione della ristorazione di brand chiede piani strutturali al governo, dalla cedolare secca per gli affitti degli spazi commerciali all'estensione in tutta Italia della legge 178, ora applicata solo al Sud
I ristoratori di Ubri: “La crisi è strutturale”

La crisi della ristorazione da temporanea è diventata strutturale, tanto più adesso con il forte rincaro dei prezzi energetici e delle materie prime” denuncia Vincenzo Ferrieri, presidente di Ubri, associazione che rappresenta la ristorazione italiana di brand. Un gruppo, quello di Ubri, a cui hanno aderito le società proprietarie di alcuni dei format più diffusi a livello nazionale.

I BIG DELLA RISTORAZIONE

Del consiglio direttivo, oltre a Ferrieri (founder e vicepresidente di Cioccolatitaliani), fanno parte il vicepresidente Antonio Civita (Panino Giusto), il dg Giovanni Grossi (Lievità), il segretario generale Danilo Gasparini (Bun) e poi i consiglieri Maria Luisa Castiglioni (Panini Durini), Nico Grammauta (Ci Sta), Fabio Ionà (Baunilla), Domingo Iudice (Pescaria), Tunde Pecsvari (Macha), Matteo Pichi (Poke House), Lorenzo Vinazzani (La Piadineria) e Marta Volpi (Bowls and More).

L’associazione si è distinta, dalla sua nascita in poi, per diverse battaglie a tutela degli interessi della ristorazione, dalla presa di posizione sulle scontistiche selvagge applicate dalle società di delivery alla lotta contro il rinnovo a singhiozzo della cassa integrazione. Ora Ubri rilancia con due richieste precise al governo Draghi.

CEDOLARE SECCA SUGLI AFFITTI

La prima riguarda gli affitti degli spazi commerciali. “Un tema nodale, sempre rimasto inascoltato” precisa Ferrieri, facendo riferimento alle 1.500 location distribuite sul territorio nazionale dei locali in gestione ai marchi delle società associate, “i cui proprietari non sono mai stati chiamati a fare la loro parte, mentre noi imprenditori abbiamo dovuto sostenere i costi di locazione sia durante i lockdown che nelle lunghe fasi di picco pandemico, a locali aperti ma vuoti”.

Tanti i ricorsi presentati dalle società di ristorazione, nessuno dei quali si è risolto a loro favore. Per questo Ubri chiede all’esecutivo di consentire ai landlorddi applicare la cedolare secca anche agli affitti di spazi commerciali, per poter condividere con noi affittuari il controvalore del loro risparmio sulle tasse.”

ANACRONISMO NORD-SUD

La seconda richiesta riguarda l’estensione della legge 178 sul credito di imposta immediato per chi acquisisce beni strumentali, ovvero per chi investe in sviluppo, a tutto il territorio nazionale. Attualmente la legge riguarda solo gli imprenditori del Mezzogiorno, scelta ritenuta iniqua dall’associazione.

È anacronistico ragionare in questo campo tra Nord e Sud. Essere al Nord, se significa maggiori opportunità, significa anche costi molto meno sostenibili di quelli che si trovano al sud, in particolare sul tema locazioni”, lamenta Ferrieri.

NO ALLE ELEMOSINE

Le imprese rappresentate da Ubri danno impiego a 20 mila dipendenti, la cui età media è di 23 anni. I loro brand hanno piani di sviluppo importanti e stanno aprendo nuovi punti vendita, creando altri posti di lavoro.

Abbiamo cercato e trovato i fondi per investire appena la pandemia ci ha ridato respiro, ora abbiamo bisogno di essere riconosciuti e sostenuti attivamente, senza elemosine, ma con piani strutturali di lungo periodo, perché la pandemia ha lasciato nelle nostre aziende delle perdite che vanno recuperate nel medio e lungo periodo” rivendica Ferrieri.

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