Coca Cola Hbc acquista il 30% di Caffè Vergnano

Il gruppo ellenico-svizzero ha acquisito il 30% dell'azienda piemontese col fine di internazionalizzare i suoi prodotti
Coca Cola Hbc acquista il 30% di Caffè Vergnano

La torinese Caffè Vergnano è entrata nell’orbita di Coca Cola Hbc, il gruppo svizzero (ma di origine greca) ben presente anche in Italia dov’è il principale imbottigliatore dei soft drinks americani. Per una cifra che non è stata dichiarata, la società ellenico-svizzera ha acquisito, infatti, il 30% di quella italiana attraverso la controllata olandese CC Beverages Holdings II Bv, all’interno di un accordo più ampio di sviluppo commerciale sui mercati internazionali. In sostanza, Hbc si occuperà di sviluppare le vendite fuori dall’Italia dei prodotti con il marchio del caffè italiano, che è sul mercato da oltre 130 anni. L’azienda italiana continuerà ad essere guidata dalla famiglia piemontese, con Carlo Vergnano che resterà presidente mentre il fratello Franco amministratore delegato.

Coca Cola Hbc è già distributrice di una gamma di prodotti a marchio Costa Coffee, anche in versione ‘ready to drink’, e a questi si aggiungeranno presto anche quelli italiani. I prodotti Vergnano sono “altamente complementari a quelli Costa Coffee e permetteranno a Coca Cola Hbc di raggiungere un più ampio ventaglio di consumatori e di segmenti di mercato” si legge in una nota della società, nella quale si sottolinea che questa partnership accrescerà la forza commerciale di Hbc presso i suoi consumatori e permetterà al brand Vergnano di sviluppare il proprio potenziale fuori dai confini italiani. Per Vergnano quest’accordo potrebbe valere un bel salto a livello di fatturato, azzoppato dalla pandemia Covid. Nel 2020 i ricavi sono stati pari a 80 milioni, in deciso ribasso rispetto ai 94 milioni del 2019.

SOFT DRINKS E CAFFÈ, UNA ACCOPPIATA CHE PIACE

La mossa di Coca Cola Hbc è pienamente in scia a quanto fatto dalla casa madre Coca Cola Company, di cui la prima è l’imbottigliatore per 28 Paesi che vanno dall’Italia alla Russia passando per i tanti mercati dell’Europa dell’Est e dei Balcani e che si allunga fino all’Irlanda e alla Nigeria. Nel 2018 è stata la Company a muovere verso il caffè, acquisendo la catena di caffetterie Costa Coffee per 3,8 miliardi di sterline (4,35 miliardi di euro al cambio del tempo). La mossa era dettata dal voler presidiare una categoria merceologica con una crescita attesa superiore a quella dei soft drinks, che nei mercati occidentali soffrono la sempre maggiore avversione di una fascia di consumatori. Hbc è diventata distributrice di prodotti Costa e adesso si dota anche di una marca propria, con un posizionamento premium rispetto alla sua offerta esistente. Peraltro, con l’ingresso nell’azionariato Hbc ha anche un diritto di prelazione se in futuro la famiglia Vergnano deciderà di abbandonare l’attività.

Anche la società americana Dr Pepper (Schweppes il suo marchio più conosciuto), concorrente di Coca Cola nei soft drinks, si è unita qualche anno fa con Keurig, dando luogo a una conglomerata attiva nei due settori che vale circa 50 miliardi di dollari in Borsa e che è di proprietà di Jab holding, società lussemburghese dietro la quale c’è parte della famiglia tedesca Reimann.

Prima di Vergnano, Coca Cola Hbc aveva acquisito la totalità delle azioni di Lurisia, entrando direttamente nel settore dell’acqua minerale dopo essere uscita dall’azionariato di Acqua Lilia, il cui controllo è totalmente in mano alla Company.

FATTURATO IN CALO PER HBC NELLA PRIMA PARTE DEL 2021

Nel primo trimestre del 2021, ancora segnato dai lockdown indotti dalla pandemia Covid, il gruppo Coca Cola Hbc ha riportato ricavi in calo del 4% rispetto allo stesso periodo del 2020 a 1,35 miliardi di euro. Su questa performance pesano i cambi valutari che si sono mossi in modo avverso. I volumi di prodotto venduti sono risultati in crescita dell’1,5%, ma solo grazie ai mercati emergenti. I maggiori mercati europei di loro presenza hanno visto, invece, risultati deboli. In Italia, ad esempio, i volumi scesi a “low single digit”, una locuzione che si può tradurre con un calo del 2-4 per cento.

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