Si è da poco conclusa a Veronafiere l’edizione 2026 di Vinitaly, confermando come il segmento premium del vino italiano goda di ottima salute, trainato da denominazioni di nicchia ma di altissimo valore come l’Etna Doc. In un contesto di mercato globale sempre più selettivo, i vini siciliani del vulcano si distinguono per un modello economico basato su un’agricoltura eroica e interamente manuale, applicata su una superficie limitata di 1.200 ettari. Con una produzione annua di circa sei milioni di bottiglie, l’Etna Doc punta ad un posizionamento di fascia alta. Il canale Horeca resta il dominatore assoluto, assorbendo la quasi totalità della produzione, mentre la Gdo ricopre un ruolo marginale (sotto il 10%).
Il futuro della denominazione passa per una crescita a doppia cifra di vini bianchi e spumanti, assecondando l’inversione di tendenza dei consumi globali. Nonostante la tradizione dei rossi, sono oggi l’eleganza e la freschezza dei bianchi vulcanici a dettare il ritmo della crescita. Parallelamente, il Consorzio punta sulla promozione attraverso l’enoturismo.
