L’edizione 2026 di Vinitaly ha confermato come il comparto vinicolo sia in una fase di profonda riflessione strategica. Al centro del dibattito non c’è solo il business tradizionale, ma anche l’analisi dei nuovi trend di consumo, a partire dal segmento no-alcol.
Nonostante l’interesse crescente, gli operatori mantengono un approccio prudente, quasi di attesa. Se per birre e distillati il processo di sottrazione dell’alcol ha già raggiunto standard di piacevolezza elevati, nel mondo del vino la sfida resta aperta. Il nodo centrale è la qualità organolettica: l’offerta attuale, infatti, fatica ancora a restituire quelle sensazioni gustative che definiscono l’identità stessa del vino. Per molti produttori, definire “vino” un prodotto privo di alcol è ancora prematuro, in attesa che l’evoluzione tecnologica permetta di colmare il gap qualitativo.
Tuttavia, il mercato non è fermo. Se il no-alcol è ancora in fase di studio, si consolida invece il successo dei vini low-alcol. La tendenza attuale premia etichette meno strutturate, meno potenti e più agili al palato, capaci di intercettare una domanda che cerca leggerezza senza però rinunciare all’autenticità e alla complessità del terroir.
A Vinitaly 2026 ne abbiamo parlato con Luca Pizzighella, General manager di Signorvino:
