Pasqua, lo spettro chiusure costerebbe 400 milioni ai ristoranti

Il governo al lavoro sulle nuove misure. Il settore punta a scongiurare un lockdown generalizzate su tutto il territorio nel weekend. E intanto cresce la rabbia degli chef
Pasqua, lo spettro chiusure costerebbe 400 milioni ai ristoranti

C’è ancora molta confusione sulle misure che il governo intende mettere in campo col nuovo Dpcm per dare un’ulteriore stretta all’aumento dei contagi in vista di Pasqua. L’ipotesi di un lockdown nazionale nei weekend sembra aver perso consistenza nelle ultime ore, ma pare ormai scontato che, su indicazione del Comitato tecnico scientifico, almeno sei regioni saranno zona rossa a partire dalla prossima settimana.

E sembra altrettanto evidente che Pasqua possa finire col trasformarsi in una triste riedizione del Natale passato, con chiusure pressoché totali, nella speranza, se non altro, che il nuovo blocco serva ad accelerare gli sforzi del piano vaccinale.

IN FUMO GLI INCASSI GARANTITI DA 7 MILIONI DI ITALIANI

Di certo, un’eventuale chiusura di Pasqua rischia di abbattersi come una mannaia sull’esanime mondo della ristorazione. Per Coldiretti, uno stop totale in quel fine settimana equivarrebbe a un salasso di oltre 400 milioni di euro per ristoranti, pizzerie ed agriturismi, con quasi 7 milioni di italiani che tradizionalmente quel giorno consumano il pranzo fuori casa.

A pesare sui bilanci della ristorazione sono anche le chiusure dei fine settimana primaverili che valgono in questo momento, sempre secondo la Coldiretti, l’80% del fatturato già ridotto al minimo dallo smart working, dall’assenza di turisti e dalle chiusure forzate nelle zone a rischio. Una prospettiva che rischia di aggravare le difficoltà della ristorazione e travolgere a valanga interi settori dell’agroalimentare Made in Italy, con vino e cibi invenduti per un valore di 11,5 miliardi dall’inizio della pandemia.

LA RABBIA DEGLI CHEF ITALIANI

Di fronte a uno scenario così cupo, torna a montare la rabbia degli chef. Tra loro non usa mezzi termini Gianfranco Vissani. “Siamo messi con il culo per terra, anzi: con il culo sulla brace“, ha dichiarato all’Adnkronos, aggiungendo di voler scrivere una lettera aperta di protesta indirizzata al presidente del Consiglio Mario Draghi.

Capisco che contrastare il contagio del Covid è la preoccupazione principale; ma noi siamo di fatto chiusi da cinque, sei mesi e non arrivano neanche gli aiuti, perché non li daranno a chi ha debiti o pendenze fiscali e passeranno all’Agenzia delle Entrate“.

FILIERA ITALIA TORNA A CHIEDERE MAGGIORI SUSSIDI

Disilluso si è detto lo chef Filippo La Mantia. “Oramai non mi aspetto più nulla di buono, sono completamente disilluso e il mio non è pessimismo, è presa visione della realtà“.

Fino a quando non si sarà vaccinata almeno la metà degli italiani, di cosa parliamo?”, ha aggiunto. “Non possiamo programmare nulla, non possiamo costruire nessun futuro, ma soltanto vivere alla giornata, sperando che il giorno dopo non sia peggiore del giorno prima“.

Si sta scegliendo di condannare a morte un intero settore“, ha commentato infine Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, per il quale è necessario invertire “la tendenza sui sussidi al settore, basta elemosina e si cominci a elargire sia alle piccole realtà che a quelle più grandi che rischiano ancora di più dal punto di vista occupazionale“.

© Riproduzione riservata