Sanremo, per la ristorazione è il Festival del caos

Zona gialla in extremis per la città dei fiori: locali aperti fino alle 18. Ma gli esercenti non ci stanno: "Ancora poca programmazione, impossibile andare avanti così". E le convenzioni non attecchiscono
Sanremo, per la ristorazione è il Festival del caos

Grande è la confusione sotto Sanremo, verrebbe da dire parafrasando Mao Zedong. Non proprio con accezione positiva, viste e considerate le polemiche che caratterizzano la 71esima edizione del Festival, costretto per la prima volta ad andare in scena di fronte alla platea dell’Ariston priva del pubblico.

In una città abituata al brulicare degli artisti e dei fan, al carrozzone che smuove ogni anno la rassegna canora più amata dagli italiani, stride ancor più la rabbia mista ad amarezza di chi si trova ad affrontare la settimana lavorativamente più importante dell’anno tra emergenza e impotenza.

RISTORANTI RIAPERTI IN EXTREMIS

I malumori dei commercianti sono solo in parte placati da un insperato ritorno in zona gialla, seppur “rafforzata” da una serie di divieti di stazionamento in determinate aree cittadine, proprio alla vigilia della kermesse. I ristoranti, dunque, potranno lavorare a pieno regime nell’ormai canonica finestra che termina alle 18. Ma l’assenza del pubblico proveniente da altre regioni porterà inevitabilmente a un afflusso ridotto e a un’altra pesante mazzata sulle casse degli esercenti.

A indispettire i più, però, è l’ormai tristemente abituale senso di improvvisazione col quale chiusure e aperture tornano periodicamente a far capolino. E un’incapacità di programmazione che il mondo dell’Horeca non riesce più a tollerare. È, per esempio, questo lo stato d’animo di Paolo e Barbara Masieri, titolari dell’omonimo ristorante stellato della città dei fiori, abituati da anni ad aprire i battenti del loro locale alle più grandi star, musicali e non, accolte ogni anno sul palco dell’Ariston.

UN FESTIVAL IN SCENA A TUTTI I COSTI

Lavoriamo col Festival da 25 anni e una situazione del genere non era mai capitata prima, spiega a Food Service Barbara Masieri, con riferimento non solo alle drammatiche conseguenze della pandemia, ma pure al senso di abbandono col quale il settore della ristorazione non riesce più a convivere. Lo sfogo precede l’annuncio del ritorno in zona gialla, ma non cambia il significato delle sue parole. “Fare Sanremo in questo stato ha senso soltanto per la Rai e per i milioni di pubblicità che le orbitano attorno“, dice Masieri, “non per chi come, noi, già costretto a ridurre a 18 i coperti in sala, fino all’ultimo ha rischiato di tenere tutto chiuso“.

Paolo Barbara
Barbara e Paolo Masieri

Le soluzioni proposte per tutelare i ristoranti sanremesi sembrano, d’altra parte, avere incontrato pochi favori da parte dei diretti interessati. “Ci hanno proposto convenzioni con gli alberghi, ma fermo restando che quelli senza cucina sono davvero pochi, che senso ha stipularle senza avere certezza di quanti clienti arriveranno effettivamente al giorno? Diciamoci la verità, sono solo un contentino”.

CONVERSIONE IN MENSE AZIENDALI PER I DIPENDENTI RAI

Lo stesso dicasi per l’opportunità di convertire i ristoranti in mense aziendali. Una strada intrapresa da alcuni esercenti prima del ritorno in zona gialla, ma che non ha convinto molti altri. È il caso di Angelo Taddio, titolare del ristorante Mare blu, a due passi del teatro Ariston. Contattato dalla locale Confcommercio, ha preferito declinare l’offerta, spiegando a Food Service che per lui non sarebbe stato sostenibile richiamare i 20 dipendenti dalla cassa integrazione senza certezza della quantità di coperti destinata a essere occupata dai dipendenti convenzionati di viale Mazzini.

Dalla Rai nessuno si è fatto sentire, solo Confcommercio ci ha contattato per offrirci questa opportunità, senza tuttavia darci alcun tipo di garanzia“. Col ritorno in gialllo, Taddio confida di recuperare clienti già a partire da martedì (primo giorno del Festival, ndr), ma, ironia della sorte, si chiede se i lavoratori della Rai potranno mettere piede nel suo ristorante.

IL CONFRONTO CON LA SITUAZIONE FRANCESE

Dopo un anno di pandemia ci troviamo ancora a vivere le stesse incertezze“, aggiunge Barbara Masieri. “E dire che stiamo ancora contando i danni per l’ordinanza last minute che ha imposto le chiusure di San Valentino. Vien da chiedersi se per Pasqua ci troveremo di nuovo di fronte a questa cronica incapacità di programmazione“.

In Riviera, poi, la frustrazione cresce ulteriormente al confronto con i cugini transalpini, una cui folta rappresentanza ha invaso i ristoranti aperti proprio a San Valentino, nonostante i divieti imposti dalla legge.In Francia alberghi e ristoranti sono aperti“, lamenta Masieri, evidentemente le associazioni di categoria sono più brave a farsi sentire da chi prende le decisioni. La sensazione, diffusa, è quella di un clima di generale impotenza. “Nel corso di questi mesi, a cominciare dal delivery, abbiamo lavorato senza sosta per adattarci alle mutate condizioni della nostra quotidianità. Abbiamo, bene o male, imparato ad adattarci, a pianificare. Cosa che sembra non aver fatto chi decide del nostro lavoro e delle nostre vite“.

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