Dopo il ministero del Turismo ora serve un cambio di passo

Le associazioni di categoria favorevolmente colpite dal ripristino del dicastero voluto dal governo Draghi. Ma ora chiedono aiuti concreti: ristori per chi è stato escluso, sgravi fiscali e ammortizzatori ad hoc
Dopo il ministero del Turismo ora serve un cambio di passo

Ha stupito molti la scelta di Mario Draghi di ricreare all’interno della sua squadra di governo un ministero del Turismo, peraltro con portafoglio, affidato al leghista Massimo Garavaglia, già sottosegretario all’Economia nel primo governo Conte.

Una novità accolta favorevolmente, e non poteva essere altrimenti, dal mondo dell’Horeca che, tuttavia, non si accontenta e auspica, attraverso le associazioni di categoria, soluzioni rapide e contromisure adeguate per fronteggiare il profondo stato di crisi in cui versa a un settore sempre più messo in ginocchio dall’emergenza pandemica.

UNA ROAD MAP PER USCIRE DALLA CRISI

Draghi, se non altro, sembra aver recepito l’urgenza di un Paese, l’Italia, chiamato ancora una volta a valorizzare un patrimonio turistico e culturale senza eguali nel mondo. Tuttavia, “il ministro Garavaglia ha davanti a sé una sfida complessa“, ha spiegato Maria Carmela Colaiacovo, vice presidente di Associazione italiana Confindustria alberghi, “che non possiamo permetterci di perdere.

Mai come oggi il settore alberghiero necessita di una strategia organica e di una visione di medio/lungo periodo. Per questo chiediamo al nuovo ministro del Turismo una road map per uscire dalla crisi e mettere in sicurezza le aziende del settore che sono un potenziale importante anche per la rinascita del Paese”.

L’ACCORATO MESSAGGIO DELL’ASSOCIAZIONISMO

Vogliono, invece, “rispetto, attenzione e sostegno” le principali associazioni del mondo degli eventi, riunite sotto l’egida di #Italialive, e destinatarie di una lettera al neo-presidente del Consiglio e ai suoi ministri, Daniele Franco (Economia), Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico), Dario Franceschini (Beni e attività culturali) e il già citato Garavaglia. Un testo accorato, il loro, a tutela di un settore in affanno, certamente tra i più colpiti dalla pandemia. 

Quello che chiediamo al nuovo esecutivo guidato dal professor Draghi è un cambio di passo importante. Sostegno, e non semplice assistenza, per migliaia di aziende ridotte sul lastrico a causa di uno stop che dura ormai da un anno!”, ha spiegato Paolo Capurro, presidente di Anbc, Associazione nazionale banqueting e catering.

“Nonostante l’impegno e la resilienza di tutte le maestranze, il nostro è l’unico settore che dall’inizio dell’emergenza Covid-19 è sempre rimasto sostanzialmente chiuso e che non ha avuto attenzioni concrete da parte del governo, se non solo briciole rispetto ai ristori necessari e in parte già stanziati“, ha commentato Salvatore Sagone, presidente del Club degli eventi e della Live Communication e portavoce nei rapporti con i media di #Italialive, “In questa fase politica così importante per il Paese la voce della event Industry e filiere connesse esprime tutta la propria preoccupazione perché rischia, ancora una volta, di essere dimenticata”.

SERVONO SGRAVI FISCALI E NUOVI AMMORTIZZATORI

“Poiché anche dopo la riapertura, che ci auguriamo avvenga in tempi brevi, il settore avrà bisogno di almeno 18 mesi per tornare a un livello minimo di regime”, ha spiegato infine dichiara Alessandra Albarelli, presidente di Federcongressi&eventi e portavoce dei rapporti istituzionali e politici di #Italialive, “è necessario deliberare ristori per tutta la filiera che è stata esclusa dall’uso erroneo dei codici Ateco come sistema per individuare le categorie danneggiate, ammortizzatori sociali ad hoc e alternativi allo strumento della Cig, di cui è necessaria la proroga, ma non sufficiente. Prevedere quindi strumenti che garantiscano alle imprese di non depauperare il capitale sociale costituito in anni di attività, ad esempio con l’ammortamento delle perdite degli esercizi 2020 e 2021 in cinque anni. È poi necessario mettere in campo misure a sostegno della domanda, prevedendo sgravi fiscali per chi investe in eventi per fare sviluppo di impresa, formazione aziendale, promozione del made in Italy e valorizzazione della ricerca. Il settore dei congressi e degli eventi, filiere connesse e delle imprese creative, cui apparteniamo, deve avere un riconoscimento unitario e una centralità nella ripartenza“.

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