Il food delivery nel post Covid-19

L’indagine di Trade Lab sull’impatto del coronavirus: rallenta il delivery delle piattaforme online mentre cresce quello effettuato dai ristoratori ‘in autonomia’
Il food delivery nel post Covid-19

Quale impatto sul Food Delivery? Secondo l’ultima indagine di Trade Lab, il coronavirus al momento sta frenando anche il Food Delivery organizzato, mentre cresce quello gestito in autonomia. Nel periodo di lockdown, anche il delivery tramite piattaforma online ha subito un rallentamento, complici lo smart working (che ha ridotto il segmento di domanda dell’occasione del pranzo), la paura del contagio, il maggior tempo a disposizione e la voglia di cucinare.

La percentuale di user, tramite app, è calata di oltre il 40% nelle settimane della quarantena passando dal 35% al 20%. Sarà interessante monitorare come tale percentuale si modificherà con la certificazione di igiene e qualità garantita dalla filiera all’avvio della Fase 2. Nelle ultime settimane, anche in concomitanza con la Pasqua, è cresciuto il ricorso al delivery “tradizionale”, gestito in autonomia dai ristoratori.

L’ERA PRE COVID-19

Nell’era pre Covid-19, il mercato del delivery valeva (dati 2019) 590 milioni di euro, meno dell’1% del totale dei consumi fuori casa. Negli ultimi anni, il trend di forte crescita del servizio online tramite app è stato tale da far pensare ad uno sviluppo sempre più accelerato, al netto dei ritardi nella digitalizzazione di bar e ristoranti. Sulla base delle risposte dei consumatori intervistati da Trade Lab, nel periodo pre Covid-19 oltre un terzo degli Italiani (35%) utilizzava il servizio del Food Delivery online. Fra i più ‘addicted’ gli Young Millennials (26-35 anni): ben uno su due (50%) ordinava abitualmente il pranzo o la cena online.

In questo periodo di isolamento, il servizio ha subito un rallentamento, a fronte di una crescita del Food Delivery organizzato in autonomia dai ristoratori. Il trend è evidente a Milano e a Roma, dove il dato degli ordini su app passa dal 51-49% al 32-29%, e fra gli Young Millennials (26-35 anni), dove dal 50% si precipita al 28%.

AUMENTA IL FOOD DELIVERY ‘IN AUTONOMIA’

Complessivamente, solo 4 italiani su 100 hanno iniziato ad utilizzare il servizio delivery online durante il periodo di lockdown, contro un calo del 50% degli utilizzatori abituali dell’era pre Covid-19. Ma inizia a diffondersi il fenomeno della gestione ‘in autonomia’ da parte dei singoli esercenti.

I gestori di ristoranti e bar stanno infatti promuovendo servizi di consegna autonomi, indipendenti dalle piattaforme. Sarà importante monitorare nei prossimi mesi questo fenomeno per capire se resterà un’azione tattica di breve periodo, in risposta all’emergenza sanitaria e al lockdown, o se diventerà una strategia di lungo periodo che modificherà i modelli di business dei punti di consumo. La dimensione di questo fenomeno dipenderà anche dalle decisioni del governo in merito al tema dell’asporto.

FREQUENZA DI UTILIZZO

Durante il lockdown, circa la metà (47%) degli user dichiara di utilizzare il servizio più volte a settimana. L’area del Nord Ovest, in testa Milano, è quella dove la frequenza di ordinazioni online è più elevata. Ad ordinare con maggiore frequenza sono i Last Millennials, coppie o famiglie con bambini e smart e Baby Boomer.

I PIATTI PIÙ ORDINATI

I due piatti più ordinati online, tanto nel periodo della quarantena quanto nel ‘pre’, sono pizza e hamburger. Se la prima è la preferita ad ogni età, trasversalmente al campione, l’hamburger mantiene il secondo posto nella classifica degli under 45 mentre gli over preferiscono i piatti pronti (primi/secondi). Cibo cinese al terzo posto delle preferenze (con il 23%) nella classifica dei cibi più ordinati dai più giovani della Generazione Z (18-25 anni).

PROSPETTIVE PER IL FUTURO

Lo scenario di una forte spinta al delivery online, nelle settimane del post quarantena, pare essere più un’ipotesi che una certezza. Sempre secondo Trade Lab sono molti i ristoranti che non si erano ancora dotati del servizio e che oggi sono pronti a raccogliere la sfida, ma difficilmente il Food Delivery potrà rappresentare la quota prevalente di fatturato in futuro.

Quanto ai consumatori, il 79% degli utilizzatori nel periodo di emergenza si dice intenzionato ad approfittare del Food Delivery (tramite piattaforma) anche dopo il periodo di chiusura dei ristoranti, ma solo il 50% intende farne un’abitudine anche nel post, mentre tre user su dieci (29%) passato il lockdown si avvarranno del servizio solo al bisogno. Nel post emergenza, anche il delivery online dovrà probabilmente darsi nuove regole (certificazioni di igiene, qualità garantita dalla filiera, ecc.), per non rischiare di essere penalizzato dal nuovo mood ‘timore contagi & sicurezza alimentare’, che pesa sulla ristorazione.

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