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Cioccolatitaliani apre le porte a Mir Capital

Il fondo italo russo entra con una quota di minoranza nel capitale di Gesa per aiutare la crescita del brand Cioccolatitaliani. L'idea è triplicare i punti di vendita

Si mantiene vivo l’interesse degli operatori finanziari verso il settore italiano della ristorazione. Da comparto marginale per i fondi di private equity e per il venture capital è diventato, negli ultimi anni, un presidio interessante per coloro che guardano al mercato italiano alla ricerca di insegne interessanti da acquisire e sviluppare. La trasformazione dell’offerta, soprattutto nel centro nord del Paese è visibile da anni, con lo sviluppo continuo di piccole e grandi catene, sia nostrane sia estere, e i fondi hanno deciso di accompagnarla. Ultima operazione in ordine di tempo è quella che ha permesso al fondo di private equity Mir Capital di entrare nel capitale di Gesa, la società della famiglia Ferrieri che ha creato e sviluppato l’insegna Cioccolatitaliani, forte ormai di 37 punti di vendita tra Italia ed estero, gran parte dei quali gestiti in franchising.

L’APERTURA AL CAPITALE

“Volevamo accelerare la fase di crescita della nostra rete – spiega a Foodservice Vincenzo Ferrieri, vice presidente della società – . Abbiamo quindi scelto di aprire il capitale a un socio finanziario che potesse apportare i capitali necessari e la preferenza è caduta su Mir Capital con la quale abbiamo trovato la migliore sintonia rispetto alla nostra storia e ai nostri obiettivi. Hanno acquisito una quota di minoranza della società (sembra circa il 30-35%, ndr), con 12 milioni di euro, gran parte dei quali sono entrati nell’azienda con un aumento di capitale riservato. Per una piccola quota si tratta di una nostra cessione. Parallelamente abbiamo aperto il nostro consiglio d’amministrazione, nel quale è entrato Lino Di Santo in quota Mir che affiancherà me e mio padre Giovanni, mentre i nostri attuali manager, tra cui il direttore generale Marco Valle, sono stati tutti confermati”.

I PIANI DI SVILUPPO

Il piano di sviluppo è ambizioso: In Italia abbiamo 25 punti di vendita Cioccolatitaliani e PIE, di cui sette a gestione diretta, concentrati prevalentemente nel Nord Italia. Pensiamo di poter arrivare a 75 locali nei prossimi cinque anni, con una maggiore percentuale di gestioni dirette rispetto all’assetto attuale e con una selezione dei franchisee ancor più strategica d’ora in poi. Le grandi città del centro nord restano il nostro focus, ma continueremo a sviluppare la presenza nei centri commerciali e potremmo crescere anche negli Outlet, dove abbiamo aperto poco fa un punto (al Serravalle Outlet, ndr) dal quale nei prossimi mesi arriveranno le indicazioni su come proseguire. Il travel retail è un altro canale interessante: siamo già alla stazione Termini di Roma e a Malpensa, e ci piacerebbe proseguire”. Il modello di business di Cioccolatitaliani prevede, stando a Ferrieri, il raggiungimento del break even point economico entro i 12 mesi e il rientro del capitale investito in tre anni. Il suo focus si è spostato negli anni sempre più sul cioccolato in tutte le sue declinazioni, abbandonando il salato nella sua offerta.

Vincenzo e Giovanni Ferrieri

LO SVILUPPO ALL’ESTERO

Il piano contempla anche uno sviluppo estero: “Siamo già presenti un po’ in tutto il Medio Oriente (non a Dubai però, ndr), con l’Arabia Saudita che ci sta dando buone soddisfazioni. Proseguiremo la crescita in quest’area, dove operiamo in franchising, così come nei Balcani. Qui siamo presenti con due locali in Albania e uno in Kosovo. Prossima tappa il Marocco, dove stiamo aprendo due punti di vendita: il Nord Africa potrebbe essere un’altra direzione di crescita, così come i Paesi europei più vicini all’Italia, che ci apprestiamo a sondare, e la Russia, oggetto di un approfondimento specifico. Il tutto con l’obiettivo di arrivare a circa 35 cioccolaterie dalle 12 attuali”. Il focus Russia non è casuale: il fondo Mir Capital, basato in Lussemburgo, nasce nel 2013 da una joint venture tra Intesa Sanpaolo con Gazprombank, braccio finanziario del gigante del gas di Mosca. Voluto da Antonino Fallico, uomo di punta da 30 anni della banca italiana in Russia, tra gli obiettivi ha anche quello di investire in società che hanno come obiettivo il mercato russo. Questo è il primo investimento in una società dell’alimentare.

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