Distribuzione

Qualcosa sta cambiando nei rapporti tra ristoranti e compagnie di delivery?

I nuovi accordi stipulati in USA tra servizi di delivery e format permettono a questi ultimi di alzare i prezzi per gli ordini a domicilio, pratica vietata sino a un anno fa

Il delivery: esiste altro nell’universo food che abbia generato negli ultimi anni un impatto sociale ed economico tanto dirompente? Probabilmente no.

Il delivery si è dimostrato anzitutto un mercato appetibile per i grandi investitori. Le compagnie del settore, infatti, hanno letteralmente cannibalizzato il mercato degli investimenti in Europa nel quadriennio 2014-2018, raccogliendo ben 3,36 miliardi di euro, ovvero l’80% di tutti gli investimenti nel comparto agrifood (vedi Food Service di Aprile per approfondimenti).

Da un punto di vista del consumatore il delivery è indubbiamente un’efficacissima arma per contrastare la stanchezza o la pigrizia, soprattutto la sera. Dal punto di vista del ristoratore si sta dimostrando un mezzo potentissimo per aumentare profitti e visibilità. Il rapporto 2018 del FIPE indica infatti un aumento nel settore del food delivery online, in Italia, del 69% rispetto al 2017, come discusso in un precedente post.

Ma non è tutto oro ciò che luccica; ad un aumento del fatturato, non corrisponde infatti un aumento proporzionale degli utili, considerando che in media il 20% di un ordine consegnato va alla compagnia che effettua la consegna

Alcuni format hanno iniziato ad alzare i prezzi per gli ordini a domicilio

Negli Stati Uniti è in atto un grande cambiamento nei rapporti di forza tra compagnie di delivery e catene di ristorazione.

In USA le 5 più grandi compagnie di food delivery, macinano fatturato (e utili) a ritmi impressionanti.  Secondo l’ultimo rapporto di Technomic, infatti, nel 2018 Caviar, DoorDash, Postmates, Uber Eats e Grubhub hanno sfiorato insieme i 10 miliardi di dollari di fatturato, grazie anche e soprattutto ai contratti siglati con le catene, in taluni casi assolutamente “diseguali”

I primi accordi tra le parti prevedevano infatti una commissione tra il 15 e il 30% per le società di delivery, e il divieto di alzare i prezzi per il ristorante, per paura di scoraggiare il consumatore nel prenotare il servizio. Tale pratica erodeva, e in taluni casi addirittura annullava, i margini dei ristoranti, costretti a lavorare a zero profitti pur di non perdere clienti.

Dinanzi all’evidenza di tali fatti, le compagnie di delivery stanno iniziando gradualmente ad ammorbidire le proprie posizioni, permettendo ai ristoranti di alzare i prezzi per gli ordini da consegnare.

Due format di ristorazione, Fazoli’s e The Habit Burger Grill hanno iniziato ad aumentare i prezzi per gli ordini a domicilio e a testare l’impatto di tale aumento sui clienti. I feedback è stato tutt’altro che negativo. Il numero di ordini è infatti rimasto invariato, a dimostrazione che i consumatori sono disposti a pagare il prezzo per un servizio che reputano assolutamente necessario.

“Dobbiamo rendere il delivery più redditizio” ha affermato Russ Bendel, CEO di Habit Burger.

Voi sareste disposti a pagare un prezzo maggiore per il cibo consegnato a domicilio, oltre al costo della consegna applicato in alcuni casi dalle app?

Antonio Iannone

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