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Glovo-Foodinho in controllo giudiziario: la Procura di Milano contesta il caporalato algoritmico

Il Tribunale di Milano dispone l'amministrazione giudiziaria per la società di Glovo: l'accusa ipotizza lo sfruttamento di 40.000 rider. Sotto la lente della Procura le paghe ritenute sotto soglia di povertà e la gestione del lavoro tramite algoritmi
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La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza per Foodinho srl, la società controllata al 100% da Glovo (che a sua volta fa capo al gruppo tedesco Delivery Hero) per gestire le operazioni di food delivery sul territorio italiano. Il provvedimento, firmato dal pubblico ministero Paolo Storari ed eseguito dai carabinieri del Nucleo Tutela Lavoro, mira a interrompere una situazione di presunto sfruttamento lavorativo che coinvolgerebbe circa 40.000 ciclofattorini a livello nazionale.

Secondo l’accusa, la società avrebbe approfittato dello stato di bisogno dei rider, prevalentemente cittadini stranieri, applicando retribuzioni ritenute inferiori fino al 76% rispetto alla soglia di povertà e all’81% rispetto alla contrattazione collettiva. Al centro dell’indagine vi è la gestione tramite algoritmo, definita “eterodirezione algoritmica“, che monitorerebbe costantemente i lavoratori attraverso il Gps, penalizzando ritardi o mancate accettazioni e determinando così condizioni di lavoro non conformi all’articolo 36 della Costituzione.

COSA COMPORTA IL CONTROLLO GIUDIZIARIO

Il controllo giudiziario non prevede la sospensione dell’attività d’impresa – per tutelare i livelli occupazionali e i rapporti con i partner commerciali (tra cui catene come McDonald’s, Burger King e Poke House) – ma l’affiancamento agli organi gestori di un amministratore nominato dal Tribunale, il dottor Andrea Adriano Romanò. Il compito del commissario sarà quello di “bonificare” i modelli organizzativi dell’azienda, regolarizzando i lavoratori e garantendo il rispetto delle normative vigenti in materia di lavoro e previdenza.

La società è ora indagata in base alla legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, mentre l’amministratore unico risulterebbe indagato per la fattispecie penale di caporalato (art. 603 bis c.p.).

LA RISPOSTA DI GLOVO

Interpellata sulla vicenda, l’azienda ha espresso la volontà di collaborare pienamente con la magistratura: “Glovo metterà a disposizione ogni informazione richiesta e collaborerà con la massima trasparenza con gli organi competenti per chiarire la propria posizione – si legge in una nota ufficiale rilasciata a Food Service –. La società ha sempre operato con l’obiettivo di migliorare i propri standard nonché le attività operative e proseguirà nel mantenere un costante confronto costruttivo con le autorità preposte”.

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