Inaugurazione Vinitaly: autorità tagliano il nastro. Evento vino italiano, Verona.

Vinitaly 2026: la diplomazia del gusto sfida le incertezze globali

A Verona quattromila aziende e mille top buyer ridisegnano le rotte del settore. Tra consumi emergenti e vini di fascia alta, il comparto definisce i nuovi orizzonti della wine experience
Inaugurazione Vinitaly: autorità tagliano il nastro. Evento vino italiano, Verona.

In un contesto geopolitico segnato da incertezze e ridefinizione dei mercati, la rassegna di Veronafiere si conferma un’infrastruttura strategica per l’export nazionale, con un quartiere fieristico al completo e 18 padiglioni occupati e 4.000 aziende espositrici. Il programma di incoming ha portato in città oltre 1.000 top buyer da 70 nazioni, con una delegazione asiatica che sfiora i 130 operatori professionali e una presenza massiccia del Nord America, che conta 200 grandi buyer inclusi i rappresentanti dei principali monopoli statali canadesi.

In questo quadro, Vinitaly 2026 si pone non solo come evento fieristico, ma come piattaforma che punta a spingere l’export totale del Paese, facendo leva sulla biodiversità e sulla capacità unica delle imprese italiane di innovare nel solco della qualità.

La nuova geografia del mercato: oltre i confini tradizionali

Il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, ha delineato la missione di questa edizione sottolineando come Vinitaly debba essere una leva concreta per consolidare il posizionamento del settore. “Vinitaly rappresenta oggi un’infrastruttura per sostenere e amplificare la proiezione internazionale del vino italiano, un presidio organizzato che opera con continuità per rafforzare la presenza delle nostre imprese sui mercati globali”, ha dichiarato Bricolo in apertura. La strategia punta a superare l’attuale concentrazione dell’export, che vede il 60% del valore assorbito da soli cinque mercati.

L’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly identifica dodici Paesi con il più alto potenziale di crescita, con un focus particolare sull’area asiatica (Giappone, Corea del Sud, Thailandia, Vietnam, India) e sull’America Latina (Messico e Brasile). Proprio il Giappone guida il Premium Wines Opportunity Index con un punteggio di 91.4, seguito dal Messico. La sfida per le cantine italiane è aumentare l’incidenza dei vini Premium (fascia 25-50 euro allo scaffale), attualmente ferma al 17% dell’offerta, per compensare il calo dei volumi generale e proteggere la marginalità.

Diplomazia, pace e relazioni internazionali

Un tema ricorrente negli interventi istituzionali è stato il ruolo del vino come strumento di dialogo in un mondo segnato dai conflitti. Il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, ha lanciato un appello alla pace, definendo la fiera un luogo di relazioni che creano diplomazia. Sulla stessa linea, il vicepresidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani, ha ricordato come l’export italiano abbia raggiunto i 645 miliardi di euro, con l’obiettivo ambizioso di toccare i 720 miliardi nel 2027. “Nessun imprenditore italiano all’estero si sentirà più solo”, ha rassicurato Tajani, evidenziando il lavoro congiunto dei ministeri per garantire la competitività nonostante le criticità del Mar Rosso e i costi dei carburanti.

Innovazione e nuovi target

Il mondo del vino deve guardare oltre le proprie paure. Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini, ha esortato il settore a non temere la contemporaneità. “La tradizione è spesso il crogiolo delle nostre paure, serve il coraggio di innovare”, ha affermato Frescobaldi, citando l’importanza delle nuove tecnologie e la capacità di comunicare efficacemente anche segmenti emergenti come i vini a zero alcol.

Giacomo Ponti, presidente di Federvini, ha invece posto l’accento sulla necessità di intercettare le nuove generazioni attraverso un linguaggio più snello e vini più accessibili. “Il vino è l’unico settore che giudica negativamente il consumatore neofita o meno esperto; su questo bisogna invertire la rotta”, ha osservato Ponti, suggerendo di guardare con ottimismo a mercati ancora da costruire come l’India e il Mercosur.

Enoturismo e cultura: il valore del territorio

L’enoturismo emerge come un pilastro fondamentale, con un padiglione dedicato e un valore stimato di 3 miliardi di euro in continua crescita. Il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ha definito il vino non una semplice bevanda, ma una storia millenaria di sapere umano, fondamentale per contrastare l’overtourism attraverso flussi turistici di qualità. A fargli eco, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha ricordato che “vino e cultura sono consustanziali”, rappresentando un primato unico in cui ogni territorio esprime la propria identità irripetibile.

Le conclusioni della cerimonia sono state affidate al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha ribadito l’impegno del governo per garantire sostegno alle imprese, contrastando etichette allarmistiche e puntando sulla trasparenza informativa, sottolineando il legame indissolubile tra la cucina italiana e il patrimonio vitivinicolo nazionale.

L’evento prosegue fino a mercoledì 15 aprile, confermando Verona come la capitale nazionale del vino e laboratorio privilegiato per le sfide future del Made in Italy.

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