Il 2023 sarà l’anno delle catene?

I format fast casual dei brand della ristorazione hanno retto l’urto della crisi grazie a resilienza, scalabilità e attenzione al delivery. E sono cresciuti attraendo capitali di Private Equity e Venture Capital. Un trend destinato a continuare
Il 2023 sarà l’anno delle catene?

Le catene della ristorazione commerciale, la cui fetta di mercato nel fuori casa è arrivata al 9% con 6,1 miliardi di euro generati a valore e oltre 700 punti vendita, rappresentano un’opportunità di investimento in un settore frammentato. Grazie alle sue logiche di gestione e di digitalizzazione, il segmento si è rivelato il più resiliente durante la pandemia e ha continuato a crescere attraendo capitali di fondi di investimento. 

UN TREND DESTINATO A CONTINUARE

Replicabilità, scalabilità e attenzione al delivery, alta componente tecnologica e capacità d’incontrare i nuovi bisogni del consumatore sono le caratteristiche che piaccio a Private Equity e Venture Capital. 

Il 2022 ha visto l’affacciarsi di investitori istituzionali che credono nelle potenzialità delle insegne del food retail, e questo trend con una ragionevole certezza continuerà anche nel 2023” spiega Davide Moccia, Project Leader di Boston Consulting Group. “Il modello è destinato a colmare almeno in parte il ritardo sulla diffusione della ristorazione in catena sul mercato italiano rispetto all’estero, un sistema “che soffre di un basso livello di managerializzazione e la mancanza di formule che per essere replicabili su larga scala richiedono velocità, standardizzazione ed efficienza”. 

UNA PARTNERSHIP PER SCALARE IL MODELLO

Gli obiettivi dei Fondi di Private Equity e Venture Capital nella ristorazione – prosegue il manager di BCG – si concentrano di solito sul consolidamento di brand, ossia sullo sviluppo di un concept in franchising che permette di ridurre i costi di “governance” e consolidare la supply chain. Si procede poi guardando all’aggiornamento della value proposition in funzione delle tendenze del momento, all’espansione geografica e al miglioramento della redditività. In particolare, nelle operazioni finalizzate all’espansione geografica, i fondi cercano caratteristiche specifiche: il business deve essere scalabile e in grado di offrire la medesima esperienza di acquisto ai clienti di tutti i territori in cui è presente; l’impresa, inoltre, deve garantire elevati margini di profitto in linea con le potenzialità del target a cui si rivolge. Oggi gli investitori sono alla ricerca di società che evidenziano solide performance in segmenti di mercato in grossa crescita, capaci di intercettare i principali trend di consumo. Un ruolo fondamentale giocano poi la reputazione del marchio, la capacità di fidelizzare i clienti e, non da ultimo, il livello di managerializzazione del gruppo dirigente”. 

SCENARIO IN FORTE EVOLUZIONE

Dal 2018 al 2022 sono state circa 28 le operazioni concluse nella ristorazione commerciale. La ricerca di modelli replicabili ha portato investimenti sul segmento quick-service, in particolare nelle categorie “hamburger”, “poké” e “gelato”. Nel segmento dei full-service i capitali si sono concentrati nella fascia medio-bassa, in particolare nella categoria “pizza” e “sushi” che presenta elementi di standardizzazione dell’offerta seppur con una componente di servizio strutturalmente più difficile da standardizzare.

Il modello del Full Service restaurant risulta ancora oggi il principale ostacolo alla replicabilità, date le difficoltà tipicamente riscontrate nel garantire un livello di qualità uniforme del personale di sala”, rileva Moccia. Lo scenario di fusioni, acquisizioni e ingressi di capitale nel settore ha continuato a evolversi nel 2022. “Recente è l’ingresso nel capitale di Berberè da parte di Miscusi, altri numerosi rumours sono sul piatto. BurgeZ è alla ricerca di un partner azionario, con multinazionali come McDonald’s e il Gruppo Cremonini interessati all’offerta. E diversi altri marchi sono sotto la lente di ingrandimento. Da nuovi nomi come Spontini e Sushiko, ad altri come Cigierre e La Piadineria che potrebbero vivere un altro round di investitori per il rilancio della crescita con la ripresa del mercato”. 

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