I nuovi trend di consumo nel Next normal

Minor potere d’acquisto, ma anche voglia di gratificazione. Calo delle occasioni di consumo più funzionali e maggiore ricerca di “esperienze”. Le tendenze del fuoricasa e del food delivery nella survey realizzata da Doxa per FoodService
I nuovi trend di consumo nel Next normal

Il Rapporto Coop, paper annuale dedicato a consumi e stili di vita degli italiani, “Grande freddo dei redditi” e stima in 2300 euro la perdita media di potere d’acquisto delle famiglie italiane nel 2022 (1100 euro è invece la perdita media pro capite). Un salasso che secondo gli analisti è destinato nei prossimi 6-12 mesi a impattare anche sulla voglia di out of home: si stima che 16,9 milioni le persone cercheranno di tagliare le spese in bar e ristoranti. Ma in che modo lo faranno? 

RISPARMIO VS SOCIALITA’

Le intenzioni di consumo degli italiani emergono dalla survey realizzata da Doxa per FoodService dal titolo “Propensioni di consumo fuori casa 2023”. “Un 40% del campione di rispondenti manifesta l’intenzione di cambiare la frequenza di pranzi e cene al ristorante durante il prossimo anno – spiega Martina Fossati – Research manager di Doxa. E se il cambiamento delle condizioni economiche monopolizza le argomentazioni di chi diminuirà le uscite da casa (il 94% lo indica come ragione dominante) le componenti di scelta che guideranno l’intenzione di aumentare i consumi si dividono tra voglia di sperimentare e socialità (42% e 36%) e un ritorno alla normalità dei ritmi e dei luoghi di lavoro (34%)”. I connotati di un fuori casa più focalizzato su una dimensione di “premialità” emergono anche dalla frequenza media indicata per un pasto al ristorante: nella maggior parte dei casi tra 1 o 2 volte al mese (47%) o al massimo una alla settimana (26%). Meno uscite, ma più di qualità insomma.

CRESCE IL GRADIMENTO DELL’OFFERTA IN CATENA

L’italianità guida la scelte delle mete predilette nei prossimi mesi – prosegue Fossati – che restano i ristoranti tradizionali,  trattorie e pizzerie, anche in virtù della loro capillare diffusione sul territorio. Ma il 12% delle preferenze accordato ai format della ristorazione commeciale, un canale che sta guadagnando consensi e colmando il gap di preferenze con quello che avviene all’estero, è un’interessante indice della trasformazione in atto guidata dalle nuove generazioni, per le quali le catene possono contare su una proposta di valore chiara e tendenzialmente corrispondente alle aspettative. L’uniformità dello standard qualitativo nei punti di consumo (indicato dal 44%) – garantita anche da certificazioni sulla filiera e i rigorosi controlli sul rispetto delle norme igienico sanitarie – e la riconoscibilità dell’esperienza (lo dice il 20% dei rispondenti) premiano i format fast casual caratteristici del segmento, che garantiscono anche praticità e convenienza”.

I CRITERI DI SCELTA: LA QUALITA’ DA SOLA NON BASTA

Tra i criteri di scelta la qualità attesa di prodotti e servizi (63% delle risposte) resta il driver principale, ma è anche una sorta di prerequisito alla composizione dell’esperienza cui il consumatore nei prossimi mesi si aspetta che venga aggiunto qualcos’altro. A sua volta la variabile prezzo si incastona in una matrice valoriale più complessa, fatta di salute, voglia di avere altro rispetto a quello che ci si prepara a casa e di sostenibilità. In un contesto di crisi come quello che si prospetta nel 2023 è probabile che la prima reazione del consumatore possa essere la ricerca di un prezzo più contenuto, ma che presto la presenza di soluzioni adeguate ad altri criteri di scelta cui è particolarmente sensibile possa stimolare combinazioni di prezzo-qualità-valori diversi che lo convincano a uscire e lo spingano a spendere più di quanto originariamente previsto.

La trasparenza sulla provenienza delle materie prime, che il 64% dei rispondenti individua come virtù primaria che si aspetta dagli operatori, è la traduzione della necessità primaria di avere un’offerta riconoscibile e quantificabile di più e meglio che in passato. Al fine di potergli assegnare un valore congruo ora che la disponibilità monetaria è in decrescita e la consapevolezza, anche spinta dal balzo nella digital life, è invece in aumento”, rileva ancora l’analista di Doxa. 

UNA RIVOLUZIONE GUIDATA DAI PIU’ GIOVANI

La sostenibilità, dal patto ambientale alla gestione rifiuti fino alle politiche antispreco e plastic free, la possibilità di personalizzazione e la profondità dell’assortimento, che includa opzioni vegan/vegetariane/free from/healthy, sono componenti il cui peso specifico è destinato a crescere e a guidare i flussi del settore anche nei prossimi 12 mesi.

Mangiare e bere sostenibile, e nel rispetto della salute oltre che dell’ambiente, diventa esperienza gratificante, in grado di far sentir bene le persone e di restituirgli un pezzetto di positività anche in un momento difficile – dice ancora Fossati – e questo è vero ancor più per i giovani: rispetto a un 29% della media del campione, il 45% dei 18-26 indica infatti la sostenibilità come fattore primario di preferenza”.

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