Pizzerie d’Italia scatta una fotografia della pizzeria contemporanea

È stata presentata la decima edizione della guida del Gambero Rosso. Dal 2013 a oggi le pizzerie segnalate e insignite di spicchi e rotelle sono aumentate considerevolmente. Abbiamo chiesto qualche commento ‘a caldo’ ad alcuni dei protagonisti
Pizzerie d’Italia scatta una fotografia della pizzeria contemporanea

Compie dieci anni Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso. L’edizione 2023 della guida è stata presentata a Napoli lo scorso settembre e ha conferito tre spicchi a ben 96 pizzerie al piatto e tre rotelle a 12 pizzerie al taglio (numeri eccezionali se confrontati con quelli del 2013: 25 locali da tre spicchi e cinque da tre rotelle). Complessivamente, il volume ha segnalato quasi 700 locali in Italia e una selezione delle migliori pizzerie all’estero, a testimonianza che la pizza va sempre più nella direzione dell’alta qualità, pur mantenendo le sue caratteristiche di piatto popolare e accessibile. Food Service ha raggiunto alcuni dei pizzaioli insigniti degli ambiti spicchi, per tracciare un quadro della pizza contemporanea. 

IL MONDO PIZZA PUNTA ALL’ECCELLENZA

Per Diego Vitagliano i numeri della guida sono la conferma che le pizzerie di qualità e i bravi pizzaioli sono cresciuti molto.

Oggi c’è grande consapevolezza, anche da parte delle nuovissime generazioni, che conoscono l’importanza della formazione. La pizza inoltre è al centro di un interessante dibattito, che non coinvolge più solo i professionisti del settore, ma anche i consumatori, che negli anni hanno affinato i loro gusti e sono diventati sempre più esigenti e grandi conoscitori in materia”.

Vitagliano ravvisa un obiettivo comune a tutti i premiati. L’obiettivo è quello di elevare il settore pizza, non solo in termini di prodotto (con attenzione a impasti e materie prime), ma anche di servizio.

La gestione della sala è sempre più vicina a quella dei ristoranti, pur rimanendo informale; mentre il drink pairing, si è evoluto andando oltre la classica birra. Nella mia carta dei drink, per esempio, ho inserito fermentati alcolici, low-alcol e analcolici – come kombucha, sidro e mead (idromele) – e ho un wine sommelier in sala”. 

Per il ‘due spicchi’ Riccardo Casoni (Proloco Trastevere, Roma) il mondo della pizza in questi anni sta finalmente vivendo un hype fortissimo.

Il prodotto è sempre più di livello, il pizzaiolo è sempre più formato e il cliente è sempre più consapevole. Tutti fattori che fanno pensare che ci sarà ancora evoluzione”.

Tradizione e innovazione sono per Casoni due facce della stessa medaglia, che i pizzaioli premiati dalla guida hanno saputo avvicinare. Occorre ora continuare sulla strada dell’eccellenza, “solo così la pizza potrà ambire a diventare il fiore all’occhiello della cucina italiana. In fondo se lo merita”.

IL FUTURO È IN MANO AI GIOVANI

Anche per Alessio Muscas, della pizzeria Sbanco (Roma), tre spicchi, l’asticella della qualità si è alzata molto negli ultimi anni e il dibattito intorno alla pizza si è fatto più interessante.

Oggi ogni pizzaiolo esprime il suo stile con mille sfaccettature diverse. La qualità è alta, i professionisti sono sempre più preparati, ed è bellissimo potersi confrontare con tanti colleghi di livello. Dall’elenco dei premiati emergono le nuove generazioni: giovani pizzaioli che si sono formati e successivamente hanno ‘costruito’ sul campo la pizza che avevamo in mente. In generale vedo più tecnologia, avanguardia, più studio e maggiore tecnica. Credo che finalmente la pizza abbia trovato il suo posto nel mondo”.

C’È ANCORA UN GAP DA COLMARE 

L’evoluzione del mondo pizza è innegabile per Diego Porfiri (Urbis, Roma; due spicchi) e i pizzaioli di livello sono sempre di più. Il rovescio della medaglia è però il gap tra i pizzaioli che si sono evoluti e le proposte di qualità più bassa, che rimane grande, se non maggiore rispetto al passato.

Non tutti – commenta – riescono a stare al passo, soprattutto in un momento storico come questo dove la ristorazione deve affrontare sfide e difficoltà (dai costi delle materie prime al caro energia, passando per la questione del personale, ndr)”.

Tecnica e ingredienti sono il focus per i pizzaioli evoluti.

Il grande lavoro sugli impasti ha portato negli anni all’impiego di farine innovative, per prodotti più salutari e digeribili. C’è poi una grande ricerca di prodotti esclusivi da usare come topping e anche elaborati in ricette innovative”.

Se è vero che la pizzeria ha fatto passi da gigante nel futuro, Porfiri vede però un ritorno alle origini “che non è fare un passo indietro indietro, bensì un’ulteriore evoluzione, una riscoperta moderna e consapevole. Vedo un utilizzo di materie prime oggi perdute, lavorate ed esaltate con maggiore conoscenza”.

LA PIZZA DEVE CONSERVARE LA SUA SCHIETTEZZA

Mirko Rizzo, patron de L’Elementare (due locali a Roma) si è guadagnato due spicchi.

Credo che uno dei miei punti di forza sia la schiettezza, della pizza e del menu. Sono convinto che la pizza come prodotto e la pizzeria come luogo debbano comunicare sincerità, senza troppe sovrastrutture, mantenendo sempre la loro natura popolare”.

Se da un lato Mirko Rizzo osserva il grande lavoro di ricerca e innovazione che stanno facendo i pizzaioli, più o meno giovani, dall’altro riscontra un innalzamento nelle aspettative dei clienti.

“La pizzeria è cambiata e si è evoluta. I pizzaioli sono sempre più consapevoli del loro lavoro e aspirano alla grande qualità. E questo non può che essere un bene. Ma nel futuro del mondo della pizza mi auguro di vedere sempre più attenzione al prodotto e meno alla figura del pizzaiolo. Certo, la comunicazione fa parte del gioco e fa bene al settore in generale, ma sono convinto che sia necessario crescere con la consapevolezza che il nostro è un mestiere semplice e straordinario allo stesso tempo, dove la genuinità deve rimanere al primo posto”.

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