Uber: problemi anche negli Stati Uniti

Lo Stato della California ha imposto alla compagnia di riconvertire tutti i propri driver da lavoratori occasionali a impiegati. La faccenda riguarda solo il servizio di vetture con autista e non impatterà su Uber Eats
Uber: problemi anche negli Stati Uniti

Lo scorso lunedì 10 agosto, un giudice del “meraviglioso stato della California”, ha emesso un’ingiunzione preliminare contro Uber, imponendo alla compagnia di riclassificare i propri rider da lavoratori a contratti a veri e propri impiegati, in ottemperanza alla nuova legge sul lavoro promulgata lo scorso gennaio.

UBER EATS SALVO

L’annuncio ha creato non poco scompiglio soprattutto nella ristorazione. Uber rischia infatti lo stop temporaneo in California se non dovesse ottemperare a quanto richiesto. Ma, a differenza di quanto avvenuto in Italia, lo stop riguarderà esclusivamente il servizio di ride-hauling (il servizio di auto con autista) e non il food delivery. Come affermato da un portavoce dell’azienda “Uber Eats, attualmente il business più importante di Uber, proseguirà così com’è”.

CRESCITA IMPORTANTE DURANTE LA PANDEMIA

Come già ampiamente illustrato, infatti, anche Uber Eats ha registrato numeri impressionanti durante la pandemia. Nel Q2 è stato raggiunto un volume di ordinazioni che ha sfiorato i 7 miliardi di dollari, il 122% dello stesso periodo dell’anno scorso e il 54% in più rispetto al Q1.

Alla presentazione della trimestrale, il Ceo Dara Khosrowshahi ha affermato: “Il nostro team continua a muoversi alla stessa velocità di Uber per rispondere efficacemente all’impatto generato dal Covid sul nostro business e i nostri clienti…possiamo ritenerci fortunati nell’avere sia una presenza globale che una sorta di connessione diretta tra i nostri due core business: meno persone in giro quindi meno Uber Rides significa anche più persone a casa quindi più Uber Eats”.

NON È TUTTO ORO CIÒ CHE LUCCICA

La pandemia quindi, ha acceso i riflettori sul food delivery, anche negli Stati Uniti e potremmo affermare “nel bene e nel male”.

Diversi portali e testate infatti, riportano la frustrazione di diversi ristoratori che parlano di veri e propri mal di testa nel gestire contemporaneamente sia la sala che i devices delle diverse piattaforme. Dall’altro lato della medaglia vi sono i consumatori, che se da una parte lodano la praticità del food delivery, dall’altra iniziano a porsi sempre più interrogativi sulla sicurezza alimentare del cibo consegnato a casa.

Si potrebbe quindi quasi parlare di piattaforme tra l’incudine e il martello. E non solo negli Usa.

Antonio Iannone

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