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Ad Host 2019 è andato in scena l’usa e getta a base vegetale

La kermesse milanese ha ospitato diverse aziende che propongono stoviglie e accessori biodegradabili o compostabili destinati all’horeca

La plastica può essere unanimemente considerata come la nemesi del terzo millennio e la guerra contro di essa è il cavallo di battaglia di ogni azienda di qualsivoglia settore, come dimostrano, ad esempio, le azioni intraprese da format come Temakinho , KFC e anche da colossi come Nestlè, che ha recentemente inaugurato il suo “Istituto di ricerca sul packaging” affermando che entro il 2025 tutti gli imballaggi utilizzati saranno riciclabili, biodegradabili o compostabili.

Il fuori casa è quindi coinvolto pienamente in questa svolta green grazie anche a numerose aziende che permettono di sostituire i quasi ormai anacronistici prodotti “usa e getta” con equivalenti riciclabili, biodegradabili o compostabili.

A Host 2019 ne abbiamo incontrata qualcuna.

NATURANDA: LA TUA SCELTA SOSTENIBILE

Naturanda è la linea per l’horeca di Bartoli SPA, azienda toscana leader nello sviluppo e commercializzazione di materiali innovativi per diversi settori industriali.

La mission aziendale ha la sostenibilità come punto focale ed è esattamente in quest’ottica che va inserite Naturanda.

Piatti di diverse dimensioni, forme e colori, bicchieri e posate, a base di bagassa, un residuo della lavorazione della canna da zucchero, riciclabili, compostabili o biodegradabili, secondo le normative vigenti.

WELCOME TO THE JUNGLE

Stylish Tableware sintetizza alla perfezione l’attività di Dampe, azienda bergamasca che distribuisce prodotti per la tavola monouso o pluriuso dal design accattivante.

Fedele alla linea aziendale ma al contempo con ridotto impatto ambientale, a connotazione quindi completamente ecologica è Jungle, linea di stoviglie e contenitori di design a base di Pulp, anch’esso materiale di scarto della canna da zucchero, che rende i prodotti del brand biodegradabili o compostabili.

BIODEGRADABILE O COMPOSTABILE?

Mentre HOST chiudeva i battenti, al Cibus Tec di Parma veniva presentato Coathink, un nuovo materiale per imballaggi, che è stata anche l’occasione per “ripassare” le normative e le certificazioni vigenti sui materiali da imballaggio.

Senza addentrarsi troppo in virtuosismi tecnici, un materiale è definito biodegradabile se per effetto di batteri, luce e aria, entro 6 mesi riesce a  decomporsi di almeno il 90% e trasformarsi in acqua, CO2 e metano. Un materiale compostabile deve invece disintegrarsi completamente in meno di 3 mesi.

Antonio Iannone

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