Conferenza AssoBirra sul mercato della birra: relatore sul palco davanti a una platea in una sala storica.

Birra 2025: consumi in calo del 2,5% e frenata nell’Horeca (-5,2%), ma esplode il trend NoLo (+85%)

L’Annual Report AssoBirra 2025 fotografa un anno di contrazione per il fuori casa. Il segmento NoLo raddoppia la sua quota di mercato
Conferenza AssoBirra sul mercato della birra: relatore sul palco davanti a una platea in una sala storica.

Il settore della birra in Italia si conferma un asset strategico per il sistema Paese, capace di generare oltre 10 miliardi di euro di valore condiviso e sostenere 112.000 posti di lavoro lungo l’intera filiera. Durante la presentazione dell’Annual Report AssoBirra 2025, tenutasi martedì 23 giugno a Roma, è emerso con forza un nuovo paradigma: la birra deve essere intesa come un “ecosistema per la crescita”.

Come sottolineato dal Presidente di AssoBirra, Federico Sannella: “Non stiamo più parlando di una semplice filiera, bensì di un ecosistema che parte dall’agricoltura e arriva fino al bicchiere, dove accade la ‘magia’ della relazione sociale”.

Il contesto economico

L’analisi di Fedele De Novellis, economista e senior partner di REF Ricerche, ha offerto una cornice preziosa per comprendere il mercato attuale. Sebbene nel 2025 i consumi totali delle famiglie siano tornati su livelli superiori ai massimi del 2007, De Novellis avverte che si tratta di un equilibrio fragile, sostenuto da una riduzione del tasso di risparmio a fronte di un potere d’acquisto ancora debole.

In questo scenario, la birra gioca un ruolo unico. Come spiegato da De Novellis: “I consumi di birra rappresentano quella parte dei consumi voluttuari il cui valore unitario modesto li rende accessibili a una platea di consumatori piuttosto ampia, tanto da renderne abitudinario il consumo. Il loro ruolo a livello di benessere psicologico diviene importante soprattutto nei momenti di crisi”. Per il professionista Horeca, questo si traduce in un concetto chiave: la affordability. La birra permette alla middle class di mantenere l’abitudine del pasto fuori casa anche in tempi di inflazione, fungendo da “calmiere” sociale della ristorazione.

I numeri di un mercato in trasformazione

I dati del 2025 mostrano un settore resiliente ma che deve fare i conti con una congiuntura economica complessa. Il consumo totale si è attestato a 21,15 milioni di ettolitri, con una leggera contrazione del 2,5% rispetto al 2024. La produzione nazionale ha seguito un trend simile, fermandosi a 16,8 milioni di ettolitri (-2,5%), risentendo della pressione delle birre estere (l’import copre circa il 35% dei volumi consumati) e di un calo dell’export (-6%).

Per il canale HoReCa, il dato più significativo riguarda la frenata dei consumi fuori casa, che nel 2025 hanno registrato un calo del 5,2% rispetto all’anno precedente. Questo rallentamento, dopo l’accelerazione post-pandemica del biennio 2022-2023, è attribuibile principalmente alla stagnazione dei redditi e alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie, che incide sulla frequenza delle occasioni di socialità.

Focus Horeca: specializzazione contro inflazione

Nonostante la flessione dei volumi, la birra rimane un pilastro insostituibile per i pubblici esercizi: “La birra continua a essere uno dei simboli della convivialità italiana – ha affermato il presidente di Assobirra Sannella – e genera circa il 30% del fatturato complessivo del canale del fuori casa, confermando il suo ruolo strategico per ristorazione, ospitalità e turismo”. In un contesto di costi energetici e materie prime elevati, la birra offre ai gestori una flessibilità economica superiore rispetto ad altre bevande, come il vino, permettendo abbinamenti gastronomici dinamici a prezzi più accessibili per il consumatore.

Luciano Sbraga, Vice Direttore Generale di FIPE, ha rimarcato la necessità di mantenere distinti i canali distributivi: “Il fuori casa deve restare il luogo della specializzazione di prodotto e di servizio. È il solo luogo dove la cultura birraria è di casa, supportata dalla preparazione di publican e barman”. La sfida per il gestore Horeca è dunque puntare sull’alto valore aggiunto per giustificare la differenza di prezzo rispetto al consumo domestico.

La rivoluzione “NoLo”: la nuova opportunità di business

La vera notizia per i professionisti del settore è l’accelerazione impressionante delle birre analcoliche e a basso contenuto alcolico (NoLo). Questo segmento è passato da una quota di mercato del 2,1% nel 2024 al 3,9% nel 2025, segnando una crescita volumetrica superiore all’85%.

Non si tratta di una moda passeggera, ma di un cambio strutturale guidato da Gen Z e Millennials, sempre più orientati a uno stile di vita “salutistico” e alla moderazione consapevole. Vittorio Ferraris, Direttore Generale di Unionbirrai, prevede che questo segmento possa raggiungere in breve tempo il 10% del mercato totale. Per bar e ristoranti, questo si traduce nella necessità di ampliare la drink list con referenze analcoliche di qualità, capaci di accompagnare non solo il pranzo ma anche nuovi momenti di consumo come la pausa relax pomeridiana.

Fiscalità e sostenibilità: leve per la competitività

Un segnale positivo per le imprese arriva dal fronte fiscale. Paolo Merlin, Vice Presidente AssoBirra, ha celebrato la riduzione delle accise ottenuta per il biennio 2026-2027 come un riconoscimento del valore sociale del comparto. Tuttavia, Merlin avverte: “Questa misura non è definitiva. Serve un piano organico di politica fiscale per evitare che gli aumenti previsti dal 2028 scarichino tensioni sui prezzi finali nei punti di consumo”.

Parallelamente, la sostenibilità è diventata un prerequisito di mercato. Il 77% degli italiani considera credibile l’impegno ambientale delle aziende birrarie e il 27% dei giovani è disposto a pagare fino al 20% in più per un prodotto sostenibile. Serena Savoca, Vice Presidente con delega ESG, ha spiegato che “la sostenibilità non è più solo una questione ambientale, ma un asset reputazionale che incide direttamente sulla crescita di un’impresa”.

Il messaggio finale dell’evento di Roma è un appello a “fare sistema”. In un mercato maturo e selettivo, la crescita non dipende più dai volumi ma dalla capacità dell’intero ecosistema – dai produttori di orzo ai ristoratori – di collaborare.

Per i professionisti dell’Horeca, investire nella cultura brassicola e saper interpretare i nuovi linguaggi del bere (dal locale al km zero, dal craft all’analcolico) rappresenta la strada per trasformare un periodo di contrazione in un’opportunità di consolidamento e profitto.

© Riproduzione riservata