Rider Deliveroo Work con zaino termico per consegne a domicilio.

Rider, scatta il controllo giudiziario per Deliveroo: l’ipotesi di caporalato digitale

La Procura di Milano ipotizza retribuzioni sotto la soglia di povertà e lo sfruttamento tramite algoritmo. Accertamenti presso le insegne della ristorazione per verificare i modelli di controllo sulla regolarità della filiera
Rider Deliveroo Work con zaino termico per consegne a domicilio.

A distanza di poche settimane dal provvedimento che ha interessato Foodinho-Glovo, la Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario anche per Deliveroo Italia srl. La società, che conta circa 20.000 ciclofattorini e un fatturato di 240 milioni di euro, si trova al centro di un’indagine che ipotizza una situazione di sfruttamento ai danni dei lavoratori, con retribuzioni che non garantirebbero un’esistenza dignitosa.

L’algoritmo sotto la lente della Procura

Secondo la tesi del pm Paolo Storari e dei carabinieri del Nucleo Tutela Lavoro, la piattaforma utilizzerebbe i rider come lavoratori dipendenti pur inquadrandoli formalmente come autonomi. 

La prestazione lavorativa sarebbe gestita integralmente da un algoritmo capace di geolocalizzare i fattorini, misurarne le performance e condizionarne le occasioni di guadagno tramite metriche reputazionali. 

Per gli inquirenti, si configurerebbe una “etero-organizzazione” della prestazione che renderebbe applicabile la disciplina del lavoro subordinato.

Retribuzioni e soglia di povertà

L’indagine, basata sulle testimonianze di quaranta rider, evidenzia disparità economiche profonde. Stando alle verifiche della Procura, l’80% degli intervistati percepirebbe un reddito netto annuo inferiore alla soglia di povertà parametrata sui dati Istat. In alcuni casi, la paga oraria scenderebbe sotto i 4 euro, in netto contrasto con l’articolo 36 della Costituzione. Qualora il raffronto venisse fatto con il Ccnl Logistica e Trasporti, lo scostamento tra quanto erogato e i minimi contrattuali riguarderebbe il 94% del campione analizzato.

Verifiche sulla conformità dei modelli partner

Il provvedimento ha comportato accertamenti anche presso i principali partner del food service. I carabinieri hanno visitato le sedi di catene come McDonald’s, Burger King, KFC, Poke House e i player della Gdo come Esselunga e Carrefour. L’obiettivo dell’autorità giudiziaria è valutare se i modelli organizzativi e i protocolli di vigilanza di queste società siano idonei a prevenire fenomeni di illegalità lungo la filiera. Per i grandi marchi della ristorazione, la verifica punta ad escludere l’ipotesi di un’agevolazione colposa del reato, legata all’eventuale carenza di monitoraggio sull’operato dei sub-fornitori.

La risposta di Deliveroo e la nomina dell’amministratore

In una nota ufficiale diffusa dopo il provvedimento, la società ha chiarito la propria posizione: “Deliveroo sta esaminando la documentazione ricevuta dalle Autorità e la società sta collaborando alle indagini”. Il gruppo, attualmente indagato insieme all’amministratore Andrea Giuseppe Zocchi, ha dunque ribadito la propria disponibilità a interfacciarsi con gli inquirenti per chiarire i profili gestionali contestati.

Il provvedimento d’urgenza, che dovrà essere convalidato dal gip, prevede la nomina del dottor Massimiliano Poppi come amministratore giudiziario, che avrà il compito di affiancare i vertici aziendali per “bonificare” gli indici di illegalità e regolarizzare la posizione dei lavoratori, garantendo al contempo la continuità aziendale e i livelli occupazionali.

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