Il mercato del Foodservice in Italia entra nel 2026 in una fase di “normalizzazione complessa”. Se da un lato il valore complessivo della spesa ha raggiunto i 71 miliardi di euro (+12% rispetto al 2019), dall’altro il numero delle visite fatte dagli italiani non ha ancora recuperato i livelli pre-pandemia, attestandosi a 15 miliardi (-4,2%). Secondo l’analisi presentata da Matteo Figura, Direttore esecutivo Foodservice Italia di Circana, a SIGEP World nel talk ‘Stato dell’arte dei consumi fuori casa in Italia’ il 18 gennaio 2026, il settore sta transitando da una fase di rimbalzo post-Covid a una crescita moderata, dove l’inflazione e l’incertezza geopolitica dettano le nuove regole d’ingaggio.
Il peso dell’incertezza: dal costo della vita ai dazi USA
Il consumatore del 2026 è un soggetto “compresso” tra stipendi stagnanti e rincari dei beni essenziali. Il 71% degli italiani indica il costo della vita come principale fonte di preoccupazione, ma emerge un nuovo fattore di instabilità: la politica commerciale statunitense. La quota di chi teme l’impatto delle azioni del governo USA è balzata dal 30% di inizio 2025 al 57% di ottobre.
Questo clima di incertezza alimenta il pessimismo: solo il 28% degli intervistati si dichiara ottimista sulla propria situazione finanziaria a breve termine, mentre il 65% ritiene che i prezzi della ristorazione siano ormai aumentati troppo.
Strategie di risparmio: trading down e rinunce mirate
Per non rinunciare al fuoricasa, gli italiani hanno attivato strategie di difesa che impattano direttamente sulla marginalità degli operatori. Il 47% attua forme di trading down (cerca luoghi più economici o promozioni), mentre il 36% ha ridotto drasticamente la frequenza delle visite (trading out). Gli “heavy user”, che frequentavano bar e ristoranti quotidianamente, sono scesi dal 36% al 26% nell’ultimo anno.
All’interno del locale, la “scure” del risparmio colpisce segmenti precisi:
- promozioni e combo: Il 38% cerca attivamente sconti e il 25% si rifugia nei menu a prezzo fisso.
- alcolici e dessert: si registra un calo del 23% nella spesa per vini e superalcolici (complice anche il trend salutista) e un dato analogo per i dolci a fine pasto.
- selettività: Il 51% esce ormai solo per occasioni speciali, cercando un valore aggiunto che giustifichi il prezzo.
La riscossa delle catene e l’emergere della GDO
In un mercato che crescerà a ritmi contenuti (+1,7% sulla spesa e +0,8% sulle visite nel 2026 secondo le stime Circana), le dinamiche tra i canali si fanno competitive. Le catene della ristorazione organizzata continuano a sovraperformare, trainate dai segmenti burger (+4,7%) e dalla percezione di un miglior controllo della spesa e delle promozioni.
L’elemento dirompente è però il Retail Foodservice: la GDO sta entrando prepotentemente nel mercato con piatti pronti e zone ristoro interne. Con una crescita dello 0,8%, i supermercati diventano competitor diretti per il pranzo e lo snack, puntando su convenienza, velocità e accessibilità.
I momenti d’oro: colazione e pranzo
Nonostante le difficoltà, la prima colazione si conferma il momento di consumo più solido: un rito sociale a scontrino contenuto che garantisce traffico costante. Segnali positivi arrivano anche dal pranzo, la cui crescita solitamente anticipa una ripresa generale dei consumi fuori casa. A livello di prodotti, caffè e prodotti da forno tengono le posizioni, mentre soffrono i succhi di frutta e gli alcolici.
Il futuro prossimo vede un consumatore che riconosce il valore del digitale: le app e le piattaforme di ordinazione crescono perché garantiscono trasparenza sui prezzi e accesso a sconti, diventando alleati fondamentali per chi vuole gestire con oculatezza il proprio budget senza rinunciare alla socialità.
