Rincari del vetro, UIV: “costi +7O% in un anno. Nessun effetto da credito d’imposta”

L’Unione Italiana Vini lancia l’allarme a fronte dei nuovi aggiornamenti sui listini delle vetrerie e chiede misure di sostegno al Governo. Lato produttori, Verallia chiarisce che i sostegni non sono risolutivi a fronte di bollette milionarie raddoppiate
Rincari del vetro, UIV: “costi +7O% in un anno. Nessun effetto da credito d’imposta”

Allarme rosso per il caro-vetro nel mondo del vino. In questi giorni le vetrerie stanno inviando alle imprese vitivinicole nuove modifiche unilaterali dei contratti e la variazione delle tariffe, nell’ordine del +20%, è prevista a partire dal prossimo gennaio.

“Si tratta del quarto aumento imposto alle aziende nell’ultimo anno”, denuncia l’Unione Italiana Vini. E secondo l’Osservatorio UIV/Vinitaly, l’escalation dei soli costi energetici e delle materie prime secche (vetro, tappi, capsule, carta, cartone) riscontrata dal settore nel 2022 equivale a un aumento dell’83% rispetto ai budget iniziali, per un totale di circa 1,5 miliardi di euro di spese aggiuntive. E l’impatto è penalizzante per i segmenti basic, sempre meno in grado di scaricare sui consumatori il surplus dei costi.

UIV, APPELLO AL GOVERNO

Con questi nuovi aggiornamenti nei listini, “il conto sul costo del vetro per il settore del vino – rimarca il segretario generale UIV Paolo Castelletti sale in media di circa il 70% in appena 12 mesi. È un ulteriore fardello difficile da sostenere ma anche da comprendere”. Castelletti si riferisce alla stabilizzazione delle tariffe energetiche, ma soprattutto al credito di imposta del 40% accordato ai comparti energivori anche per calmierare i prezzi. “A questo punto – precisa – sarebbe forse più utile che fossero le imprese del vino a percepire le agevolazioni fiscali se, come riscontrato, l’industria energivora scarica comunque a valle aumenti che ora non sono più sostenibili. In tal senso, chiediamo al Governo di valutare un aiuto ad hoc nell’ambito della legge di bilancio per supportare un aumento dei costi che rischia di compromettere la competitività delle nostre imprese”.

VERALLIA, “LE MISURE NON BASTANO”. SUPPLY CHAIN SOTTO STRESS

Pronta la replica dal mondo della produzione vetraria, che evidenzia l’inadeguatezza dei sostegni varati a fronte di una situazione fuori misura. “L’eliminazione degli oneri di sistema e la conferma del credito di imposta – conferma Marco Ravasi, AD Verallia Italia sono misure positive quanto necessarie, ma lungi dall’essere risolutive. Il contesto per le imprese del comparto del vetro rimane critico. I siti produttivi dislocati sul territorio nazionale necessitano di grandi quantità di gas per alimentare i forni a ciclo continuo, che non possono essere mai fermati, pena danni irreparabili e la perdita della capacità produttiva. Con bollette da decine di milioni di euro al mese (in media), anche la gestione del credito d’imposta, dal punto di vista amministrativo è complessa: non sempre i bilanci sono sufficientemente capienti e gli istituti di credito faticano ad assorbire i crediti, cedibili solo per intero. Rispetto ad un anno fa la bolletta di un forno di dimensioni medie è passata da 18 milioni di euro a un valore di 41 milioni con un incremento del 140 per cento”.

A questo si aggiunge la crisi della supply chain.
Prima del conflitto – sottolinea Ravasi – l’Italia importava circa il 20 per cento del vetro da Turchia, Portogallo, Europa nordorientale, ma anche dalla stessa Ucraina. L’aumento generalizzato dei costi di produzione e la mancanza dei mezzi di trasporto hanno causato un picco del costo dei noli e un crollo delle importazioni. Il tutto si traduce in un aumento di oltre il 40% per cento del costo delle bottiglie, che fa il paio con una carenza di prodotti rispetto alla domanda. Finché si è potuto le aziende del vetro hanno cercato di assorbire la dinamica inflattiva, ma ormai da parecchi mesi questo non è più nelle nostre possibilità”.

L’industria del vetro sta lavorando da tempo per aumentare la capacità produttiva. La stessa Verallia ha inaugurato un nuovo forno nel 2021 ed è previsto il varo di un altro nel 2024. “Investimenti importanti che richiedono tempi di realizzazione considerevoli – conclude il manager – ma che confermano la volontà di supportare l’industria agroalimentare italiana che negli ultimi due anni è tornata a crescere in maniera impetuosa”.

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